Professione videomaker

Dall’idea alla creazione del racconto per immagini: intervista al regista esordiente Laghezza

Qualsiasi cosa il video racconterà sarà una scelta precisa del videomaker: è lui che decide che piega prenderà il suo racconto

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Fasano giovedì 01 luglio 2021
di La Redazione
il regista esordiente Giuseppe Laghezza
il regista esordiente Giuseppe Laghezza © n.c.

L'arte di raccontare con immagini in movimento la realtà vissuta, amplificata, o minimizzata; qualsiasi cosa il video racconterà sarà una scelta precisa del videomaker: è lui che decide che piega prenderà il suo racconto.

La professione del videomaker, letteralmente colui che ‘fa’ video, ha dentro di sé il potere della narrazione. Ci sono quelli che raccontano con la scrittura, quelli con le fotografie, e poi ci sono i videomaker, un’arte che si sviluppa sull’onda dei media e diventa una vera professione.

Un tipo di professione in continuo mutamento perché cambia così come cambiano i tempi e le più moderne tecnologie, modalità di riprese, telecamere di ultima generazione, attrezzature. E non solo: spesso essere un videomaker significa dinamismo, movimento.

È stata la prima cosa a cui ho pensato chiacchierando con Giuseppe Laghezza, regista esordiente, il quale alle primissime battute mi racconta come è nata la sua passione per le riprese e montaggio video.

«La mia passione è nata viaggiando - mi ha detto -. Prima portavo con me una macchina fotografica, poi la macchina ha cominciato a starmi stretta e ho cominciato a fare video dei miei spostamenti, dei miei viaggi in giro per il mondo. In questo lavoro i ritmi sono spesso serrati, ma sono sempre stato una persona dinamica, questo mi ha aiutato in questo lavoro, è un ambiente nel quale mi trovo veramente a mio agio nonostante le difficoltà e quando a muoverti è la passione tutto è più facile.

 

Quali progetti hai realizzato?

Ho lavorato per due cortometraggi completi, il primo un po’ amatoriale, ma con tanto cuore dentro che ha fatto il giro dei festival; e poi il secondo si chiama "Quello che resta" pubblicato da un festival importante. Per il resto ho fatto assistenza alla regia su un lungometraggio per il cinema "Bentornato papà" e assistente alla regia per una serie fiction TV Mediaset "Storia di una famiglia per bene", e ho collaborato alla realizzazione dello spot ufficiale per la Regione Puglia "Puglia promozione" che andrà in onda su tutti i canali nazionali Sky.

Esiste un progetto in particolare che ti ha lasciato emozioni che conservi ancora oggi?

In realtà, molti lavori realizzati erano senza budget per cui abbiamo dovuto tirar fuori tanta passione, creatività, tanto cuore e tanta energia. Spesso proprio questi lavori lasciano dentro emozioni forti.

 

Raccontare le aziende. Qual è il tuo processo creativo? Da cosa parti?

Il mondo dello spot è un mondo molto particolare; parto sempre dall'idea di raccontare la storia che c'è dietro, mi piace puntare sul lato emozionale che esiste dietro il prodotto. Quindi sicuramente si parte dalla scrittura e dal trovare un'idea o una storia che possa raccontare in maniera indiretta quello che fa questa azienda. Avuta l'idea si cerca la location, le persone adatte ad interpretare i ruoli, si organizzano le date, lo staff tecnico per girarlo.

 

Come scegli la location per realizzare i tuoi cortometraggi?

La Location è molto importante perché contribuisce a dare quel contorno visivo necessario alla storia che si racconta. Quindi la scelgo in base a ciò che la storia richiede.

 

Masseria Marzalossa e Masseria Eccellenza, due location diversissime tra loro. Hai mai girato in queste location?

Ho conosciuto Giuseppe e Antonella tempo fa quando cercavo una location per il mio ultimo corto che si chiama "La stanza di Camilla"; il corto si basa sul rapporto complicato tra padre e figlia che vivono in casa da soli in un momento particolare della loro vita e avevo bisogno di trovare una location che avesse corridoi molto stretti - perché il corridoio avrebbe assunto un ruolo funzionale alla storia - ma anche un bel giardino, spazi ampi, per far prendere aria al corto nel momento in cui la storia fosse diventata un po' troppo cupa.

 

Ecco, Antonella e Giuseppe mi hanno proposto entrambe le loro Masserie; dapprima Masseria Eccellenza, che ritengo sia stupenda però non aveva gli spazi stretti che cercavo, ma solo dei grandi spazi. Successivamente, quando ho visitato Masseria Marzalossa, me ne sono innamorato ed era perfetta come location per la narrazione, proprio perché ha spazi enormi esterni e internamente conserva la tipicità delle dimore storiche del 17 secolo, in legno, con corridoi più stretti.

 

Come definisci il tuo lavoro?

Il mio lavoro prevalente è quello svolto insieme alla mia famiglia, gestendo uno stabilimento balneare; però ho cercato sempre di ritagliarmi uno spazio per il secondo lavoro che è quello che definisco il lavoro dei sogni. Dei sogni non perché sia un lavoro particolarmente bello o facile da fare, ma perché per me rappresenta un mondo davvero interessante.

Quando vedo le immagini sul computer o proiettate, dopo tutti gli sforzi, giornate a ritmi stretti, quando vedo che il lavoro visto prima nella mia testa prendere forma, e lo vedo con i miei occhi, davanti a me, in quel momento acquista un valore completamente diverso, è un'emozione indescrivibile.

 

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