Con sentenza pubblicata pochi giorni fa

Laboratorio Urbano: il Consiglio di Stato dà ragione alla Dante Alighieri

Il Consiglio di Stato mette la parola fine alla vicenda del Laboratorio Urbano di Fasano, respingendo l’appello proposto dalla Equo e Non Solo

Attualità
Fasano lunedì 16 settembre 2019
di La Redazione
Il Laboratorio Urbano di Fasano
Il Laboratorio Urbano di Fasano © FasanoLive.com

Con sentenza pubblicata pochi giorni fa, l’11 settembre 2019, i giudici di Palazzo Spada, pronunciandosi definitivamente sull’appello, hanno respinto il ricorso presentato dalla Società Coop. Equo e Non Solo (che ha gestito il Laboratorio Urbano sino al 2018), mettendo la parola fine alla guerra legale che ha visto protagonisti, come controparti, l’Associazione Dante Alighieri di Fasano e l’Amministrazione Comunale, difese rispettivamente dagli Avv.ti Sante Nardelli e Ottavio Carparelli.

Per i giudici del supremo organo di giustizia amministrativa, dunque, gli atti di gara per la concessione della gestione quinquennale della struttura, e la conseguente aggiudicazione alla Dante Alighieri, sono legittimi.

Una vicenda giudiziaria che prende avvio nel marzo del 2018, quando l’ex gestore del Laboratorio Urbano, ritenendo illegittimi gli atti di gara per l’affidamento della nuova gestione del contenitore culturale sito in Corso Vittorio Emanuele II (ex asilo Ciaia), occupa la struttura senza averne titolo, impedendo di fatto alla Dante Alighieri di Fasano (risultata prima in graduatoria nella gara pubblica) di entrare in possesso dell’immobile.

La Equo e Non Solo inizia una strenua resistenza: non vuole lasciare quello che ritiene le appartenga e si rivolge alla magistratura per far valere le sue ragioni.

Una motivazione, quella che alimenta l’agire della Cooperativa, talmente forte da indurla, dopo la prima pronuncia negativa del TAR, a un cambio in corsa del difensore, con l’incarico affidato ad un top lawyer del foro amministrativo nazionale come Alberto Bagnoli (già presidente della Cassa Naz. di Previdenza Forense) e il coinvolgimento di 40 enti e associazioni (con intervento in causa ad adiuvandum) difesi dagli Avv.ti Angelo Rapanà, Giuseppe Cicirelli, Mariagrazia Acampora, Antonella Calò e Adalisa Campanelli.

Ma i Giudici le danno ripetutamente torto: la fase del procedimento cautelare vede il Tar di Lecce a maggio 2018 e il Consiglio di Stato in grado d’appello, nel settembre successivo, rigettare l’istanza di sospensiva degli atti di gara, presentata dalla Equo e Non Solo contestualmente al ricorso principale; ad agosto 2018 è la volta del Tribunale Civile di Brindisi, a cui la Cooperativa si rivolge sperando di ottenere (inutilmente) un provvedimento d’urgenza (ex art. 700 cpc) per tentare di evitare il rilascio dell’immobile; a settembre 2018 è il Presidente del Tar di Lecce a negare all’istante l’agognato bene, negando l’adozione di misure interinali e provvisorie ante causam ex art. 61 c.p.a.; sempre a settembre 2018, nell’estremo tentativo di inibire l’ordinanza di sgombero predisposta dal Comune, la temeraria ONLUS notifica un nuovo ricorso che si rivela, tuttavia, inutile.

Nell’ottobre del 2018 il TAR di Lecce, pronunciandosi nel merito della questione, con una lunga e articolata sentenza, respinge il ricorso presentato dalla Coop. Equo e Non Solo (terzo classificato tra i concorrenti) e dichiara legittimi gli atti di gara e la conseguente aggiudicazione.

La soccombente ricorre in appello e, nelle more, invoca la sospensione dell'efficacia della sentenza di primo grado, ancora una volta negata, alla vigilia di Natale, dal Supremo Consiglio.

Dopo più di un anno dall’inizio della vicenda giudiziaria, dunque, il CDS con quest’ultima sentenza, conferma quanto ravvisabile in tutte le precedenti pronunce (ben 6) dei vari organi giurisdizionali aditi, sposando in pieno gli argomenti difensivi del legale della Dante Alighieri.

Al di là di quello che agli occhi di molti è apparso un vero e proprio accanimento processuale, per gli appassionati del diritto la vicenda giudiziaria, definita dallo stesso Supremo Consiglio “controversia complessa”, ha offerto diversi spunti di riflessione.

D’altra parte, a scontrarsi sullo scivoloso terreno dei rapporti tra privati e Pubblica Amministrazione, erano due profondi conoscitori del diritto amministrativo: gli Avv.ti Alberto Bagnoli di Bari e Sante Nardelli di Fasano, entrambi discepoli (ormai divenuti maestri) del noto ordinario di diritto amministrativo dell’Università di Bari negli anni ’80, Prof. Enrico Dalfino.

Una battaglia condotta con armi differenti: da un lato gli attacchi inferti da Bagnoli con i tecnicismi e le sottigliezze del diritto processuale, dall’altro una difesa, quella predisposta da Nardelli, che ha fatto perno sul diritto sostanziale e su un’interpretazione normativa rivelatasi vincente.

La Dante Alighieri, dunque, porta a casa una preziosa vittoria che le consentirà di attuare un progetto, descritto nell’offerta che le ha permesso di primeggiare sulle altre concorrenti in gara, finalizzato ad offrire ai cittadini uno spazio pubblico di uso sociale, sì certo per l’arte, lo spettacolo e la danza, ma anche finalizzato alla sperimentazione di nuove tecnologie e in grado di offrire servizi per il lavoro, la formazione e l’imprenditorialità giovanile, nonché spazi espositivi, di socializzazione e di ospitalità.

In altre parole, quelle finalità sociali e di formazione che rappresentano il focus del progetto “Laboratori Urbani, Mettici le Mani”, un’azione del nuovo Piano Bollenti Spiriti "Tutti i giovani sono una risorsa”, e che la Regione Puglia aveva puntualmente elencato nelle linee guida dei bandi di gara comunali.

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