Questa mattina

Giovanni Impastato, «L’illegalità ha paura di chi studia e ha coraggio»

Gli studenti delle seconde classi della scuola secondaria di primo grado “Bianco-Pascoli” hanno incontrato il fratello, testimone del nostro tempo, di Peppino Impastato

Cultura
Fasano sabato 16 maggio 2015
di Ilaria Potenza
Giovanni Impastato al "Salvemini"
Giovanni Impastato al "Salvemini" © FasanoLive.com

Parlare di legalità senza affidarsi ai clichè è difficile. Ma se a farlo è Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato, il risultato è un’ottima lezione di civiltà e impegno. Questa mattina (sabato 16 maggio) nell’auditorium dell’ITC “Salvemini” gli studenti delle seconde classi della scuola secondaria di primo grado “Bianco-Pascoli” (tra i quali vi erano i vincitori del concorso indetto dall’associazione Libera “Regoliamoci”) hanno incontrato il fratello  di una delle vittime della mafia che ha dialogato con loro con una semplicità che solo chi ha da dire cose belle e sane possiede.

Non servono parole complicate per parlare di mafia. La stessa che da sempre era stata di famiglia per Peppino e Giovanni, così interna alla loro casa, così abituale da non farsi neppure notare. Il padre era un mafioso. Il loro zio era un mafioso. Ma è con la sua morte che Peppino comincia  a prenderne le distanze, capendone la natura falsamente benevola.

Giovanni Impastato parla del fratello Peppino con un’incredibile forza mista ad orgoglio, una forza che deriva dalla consapevolezza di essere un testimone del nostro tempo. Peppino Impastato è una di quelle figure che andrebbe studiata nei libri di letteratura e di storia, perchè era solo un ragazzo quando decise di ribellarsi al padre mafioso e di cominciare la sua personalissima lotta di resistenza nel nome della cultura, della musica e della poesia.

Il giornale da lui fondato “Idea” ed in seguito la radio “Aut” furono le sue armi per prendersi gioco dei potenti, sviluppando a pieno la sua capacità di analisi e di comunicazione. I versi delle poesie di Leopardi e Pasolini i suoi principi. La novità assoluta delle sue trasmissioni era infatti l’ironia pungente con la quale sbeffeggiava i mafiosi rendendoli ridicoli, personaggi per vignette satiriche. La radio diventò sempre più incisiva ma anche sempre più pericolosa: un vero campanello d’allarme per la cosca dei paese. La mafia era messa alla berlina, assieme a coloro che l’affiancavano e ne erano complici. Cominciarono a spazientirsi perchè un’intelligenza come quella di Peppino avrebbe potuto distruggerli. Ecco perché venne ucciso. Venne ucciso durante il suo massimo impegno nella radio e nel partito di "Democrazia proletaria" di cui faceva parte. Venne ucciso per il suo genio irreverente e irridente.

Giovanni Impastato ha incoraggiato i ragazzi all’azione e alla lucida analisi di quello che succede nella propria città. Perché le nuove generazioni non possono restare a guardare lo schermo di una tv o di un telefonino, devono far camminare sulle proprie gambe le idee e il coraggio di questi esempi sani del nostro tempo. 

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