Tante emozioni

Sami Modiano, un uomo sopravvissuto all’inferno

Gli orrori dell'Olocausto sono stati raccontati ieri in un incontro tenutosi all'interno del Teatro Sociale / LE FOTO

Cultura
Fasano giovedì 23 aprile 2015
di Simona Martella
Sami Modiano con la dirigente Marilena Abbatepaolo
Sami Modiano con la dirigente Marilena Abbatepaolo © FasanoLive.com

La crudeltà, la violenza, ma tanta tenerezza ed emozione nel racconto di una vita intensa: un canuto uomo di quasi 90 anni percorre il corridoio del Teatro Sociale ieri a Fasano nel rispettoso silenzio di una platea composta da giovanissimi ragazzi che aspettano di ascoltare il racconto di uno dei pochi uomini ancora in vita sopravvissuti allo sterminio degli ebrei. Con tono deciso e voce ferma descrive con estrema precisione gli eventi che hanno così profondamente segnato la sua vita.

Un giovane nativo di Rodi, nato e cresciuto in una accogliente ed unita famiglia all'interno di una comunità in cui collaborazione e affetto reciproco caratterizzano i rapporti sociali, improvvisamente comincia a vivere un incubo che lo porterà all'inferno per poi riportarlo sorprendentemente alla vita.

Sami Modiano, classe 1930, e l'incontro con i giovani delle scuole medie all'interno del progetto "Il dovere di avere memoria". Atroci sofferenze e infinite mortificazioni inflitte ad un giovanissimo tredicenne tolto con la forza dalla sua realtà e catapultato, suo malgrado, in un baratro da cui non avrebbe mai pensato di uscire vivo. Ascoltare dalla voce di un sopravvissuto tutto l'orrore ha commosso profondamente tutti coloro che hanno seguito in religioso silenzio ogni parola.

La lucidità dei ricordi è impressionante: date, numeri, gesti, movimenti, suoni, visi. E il ripetere in modo quasi maniacale i nomi dei suoi cari sembra quasi un tentativo di tenerli in vita con la forza dell'amore di chi, oltre ogni ragionevole previsione, è sopravvissuto. La figura del padre, le carezze, le coccole, lui che si batte "come un animale" per i figli: la forza della sua sopravvivenza.

Sua sorella, ragazza dal viso e dal personale fine, elegante, mortificata fino a renderla solo un corpo privo di ogni dignità che esprime un gesto di totale amore verso il fratello privandosi dell'unico pezzo di pane che spettava loro ogni giorno per poi morire di stenti qualche giorno dopo. La voce rotta dal pianto termina il lungo racconto con la fortuita risoluzione di questo incubo: l'intervento delle truppe russe, lo spostamento forzoso da Birkenau ad Auschwitz e la salvezza perché abbandonato su un cumulo di cadaveri ormai privo quasi completamente di sensi e il risveglio e la rinascita grazie all'aiuto di una dottoressa russa.

Il dolore viene fuori in maniera prepotente ma spinge questo anziano signore a raccontare tutto questo dolore perché le giovani generazioni non rifacciano gli stessi errori e perché non si trovino mai a vedere tutte le atrocità di cui è stato lui stesso testimone.

Un minuto di silenzio chiesto da Modiano per tutte le vittime dell'olocausto chiude l'incontro nella consapevolezza di tutti di aver avuto la fortuna di incontrare e conoscere un pezzo di storia e soprattutto un uomo forte nonostante tutto, capace ancora di raccontarsi e di aiutarci a comprendere.

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