Il film della stagione

L'importanza D chiamarsi Fasano

Ripercorriamo il film di una stagione esaltante e intensa: dalle vittorie ai momenti difficili, dall'amarezza di una sconfitta fino al dolcissimo finale. Con una costante, l'appartenenza che non fa dimenticare da dove si è partiti

Calcio
Fasano martedì 17 aprile 2018
di Ciccio Cofano
Avetrana-Fasano
Avetrana-Fasano © FasanoLive

Sedici maggio 2010: l’As Fasano viene strapazzato in casa dalla Virtus Casarano per cinque a due nell’ultimo atto di un mesto campionato concluso dai biancazzurri all’ultimo posto del girone H. Lo scoramento è tanto, ma nemmeno il più pessimista dei tifosi avrebbe potuto immaginare gli sviluppi degli anni a venire quando, dopo due anni di sofferenza in Eccellenza, la società rinuncia all’iscrizione al campionato per difficoltà economiche ormai divenute insostenibili. Così, dopo un quarantennio di gloriosa storia vissuta tra professionismo, serie D ed Eccellenza, il Fasano abbandona addirittura la dimensione regionale per calcare modesti campi di provincia. Dalle ceneri della società di via Salvo d’Acquisto nasce così l’Us Città di Fasano, costretto a disputare nella stagione 2012/13 il campionato di Seconda Categoria. Le stagioni successive sono storia nota, con tre promozioni in cinque anni e una Coppa Puglia Promozione in bacheca, primo trofeo nella storia del calcio fasanese. Ma la novità più importante è l’ingresso in scena dell’associazione “Il Fasano siamo noi”, che con il suo progetto di azionariato popolare restituisce significato alla parola appartenenza diventando la vera custode della storia e dei colori biancazzurri. Un progetto ambizioso che restituisce entusiasmo alla piazza proprio quando la risalita dal basso pareva subire un brusco ridimensionamento.

Entusiasmo che riporta finalmente il Fasano ad una dimensione più consona al suo blasone, quell’Eccellenza che mancava al ‘Curlo’ da cinque anni. Il grande ritorno porta la società a fare le cose in grande, con gli acquisti di giocatori di categoria come Corvino, Palma, Richella e Ganci e under molto validi quali Bernardini, Pugliese e Gubello. Il tutto unito al blocco di giocatori protagonisti della grande cavalcata in Promozione l’anno precedente, cominciando dalla coppia centrale Anglani – Amato, proseguendo con Pistoia e Fumarola fino ad arrivare ad Amodio e Gennari. Ciliegina sulla torta, l’acquisto della punta Francesco Morga, il classico bomber che fa sognare in grande i tifosi nella torrida estate di calcio mercato. L’inizio è più che incoraggiante, con sette punti nelle prime tre giornate che proiettano il Fasano nel gruppetto di testa. Tuttavia i successivi pareggi con Bisceglie e Molfetta, ma soprattutto la batosta patita in casa del Gallipoli fanno subito capire che la marcia verso la vittoria del campionato non sarà così agevole come la stagione passata. Dalla ‘Cavalcata delle Valchirie’ si passa ad un cammino a singhiozzo che porta il gruppo di Laterza ad essere sempre nel gruppo di testa senza mai raggiungere la posizione di vertice: al filotto di tre vittorie consecutive segue uno meno esaltante di quattro pareggi in cinque partite che lascia leggermente attardati i biancazzurri. Tuttavia un mercato invernale faraonico, con l’arrivo a Fasano di nomi del calibro di Montaldi, Di Rito e Fumai, unito alla straripante vittoria di Casarano fanno ben sperare per un girone di ritorno entusiasmante. Ma l’imprevisto è dietro l’angolo e alla ripartenza del campionato le cose non vanno come i più si attendevano: l’anno inizia col piede sbagliato perdendo a Barletta e le vittorie sofferte con Omnia Bitonto e Aradeo rappresentano un lenitivo troppo fiacco per mettere a tacere le nascenti perplessità. E così, per citare De Andrè, la maldicenza insiste e batte la lingua con forza sempre maggiore nella settimana più difficile della stagione fasanese: dall’amaro pareggio casalingo col Bisceglie, maturato nei minuti di recupero, alla sconfitta senza appelli di Molfetta, passando per la finale di Coppa Italia persa malamente contro la Vigor Trani. Il fondo è stato toccato, la stagione pare appesa ad un filo ed in molti chiedono la testa del mister. Ed è allora che la società conquista la vittoria più importante: si nobilita la parola ‘progetto’ di cui si abusa fino allo sfinimento, non rincorre la volubilità della piazza e serra i ranghi intorno a squadra e staff. E così, come del buon pane fatto in casa, il Fasano lievita di giornata in giornata centrando sette vittorie e due pareggi nelle ultime nove partite, esibendo scalpi del calibro di Gallipoli, Bitonto e, naturalmente, Avetrana.

Così, un cerchio si chiude: da Casarano a Casarano otto anni dopo. Allora fu l’inizio di un declino, il primo gallone strappato da una divisa ormai sbiadita. Oggi, il Casarano sarà l’ospite d’onore di una kermesse strameritata, che certifica il ritorno del Faso nel calcio che conta, con una cornice di pubblico invidiabile, overdose di orgoglio e appartenenza. Un patrimonio da proteggere e far crescere nei prossimi anni, con la stessa lungimiranza che ha permesso al Fasano di ritornare a calcare palcoscenici a lui familiari.

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