Interviste FasanoLive

Don Francesco: «Un punto di forza di Pezze è il senso di appartenenza alla comunità»

Un'intervista in occasione della festa patronale e del centenario della parrocchia

Attualità
Fasano domenica 16 luglio 2017
di Madia Lucia Colucci
Don Francesco, Pezze di Greco © N.c.

Nel giorno più importante della festa, la domenica, che quest’anno coincide proprio con il 16 luglio, giorno in cui si festeggia la Madonna del Carmine, abbiamo voluto condividere le parole e i pensieri che il parroco di Pezze di Greco, Don Francesco Zaccaria, ha rilasciato in un’intervista esclusiva per FasanoLive in cui ha parlato del valore dell’essere comunità, dei giovani e del progresso.

Quest'anno ricorre il centenario della parrocchia S. Maria del Carmine, anche se ricopre il ruolo di parroco da pochi anni a Pezze di Greco, quali pensa siano i punti di forza di questa comunità?

«Qualche mese fa abbiamo fatto questa stessa domanda ai nostri parrocchiani, come ha chiesto il nostro Vescovo a tutta la diocesi al fine di progettare insieme il futuro delle nostre parrocchie. Nella nostra realtà di Pezze di Greco un punto di forza emerso in maniera costante dalle risposte delle persone è stato il senso di appartenenza alla comunità, la capacità di mettere in campo progetti e iniziative per la nostra gente e il nostro territorio, anche facendo rete tra diverse realtà, cattoliche e laiche. A Pezze la parrocchia è sentita come una casa di tutti e molti ancora si rivolgono alla parrocchia per diversi motivi e domande che riguardano la loro vita e la vita delle loro famiglie. Ringrazio tutti i volontari che donano i loro tempo per il servizio alla comunità, con i bambini, con i poveri, con i malati, i giovani, gli anziani, le famiglie… Nulla sarebbe possibile per la parrocchia senza questa rete di generosità. Posso solo augurarmi che cresca questa consapevolezza e che molti ancora sentano che la parrocchia è casa loro, dove possono rivolgersi per chiedere una mano e dare una mano ai propri fratelli: senza discriminazioni, senza dogane, senza selezioni o particolari appartenenze. Storicamente la parrocchia è sempre stata, ed è ancora oggi, una porta aperta per tutti. Tutti abbiamo bisogno di essere aiutati e accompagnati, allo stesso tempo tutti abbiamo qualcosa da dare agli altri.»

Ritiene che la festa patronale sia anche a misura di giovane?

«La festa patronale è “tante cose” insieme: è il segno di una devozione sincera alla Madonna del Carmine che affonda le radici nella storia della nostra gente, è un momento dove riscopriamo la bellezza dello stare insieme, dove usciamo dalla quotidianità per scoprire che c’è qualcosa oltre il lavoro e la fatica, un momento per alzare gli occhi al Cielo, per piangere, chiedere o ringraziare; la festa è anche un momento di coesione civile e sociale, per riscoprirci famiglia, comunità, popolo, per celebrare la nostra storia e la nostra identità; la festa è anche divertimento, gioco, gioia; la festa è cultura, folklore, economia, per tanti è anche lavoro… vede, la festa è tante cose insieme che si mescolano e si integrano e cambiano nel tempo. Sono finiti i tempi in cui la festa era l’occasione, che capitava una volta l’anno, per mettere il vestito bello, mangiare il piatto speciale, ascoltare la musica particolare etc. Oggi, le trasformazioni sociali, la facilità di comunicazione e di trasporto hanno moltiplicato queste possibilità e ciascuno sa trovare quelle a sé più congeniali. La festa patronale rimane un momento dove però si deve superare questo individualismo e sentirsi di più comunità, al di là delle diversità di età, di gusti, di pensiero e, arriverei a dire, anche di fede. La festa è e deve essere la festa di tutti: giovani e anziani, sani e malati, credenti e non credenti, italiani e immigrati. Mi piacerebbe che i giovani fossero più protagonisti, questo sì, ma portando il bene che vedo in tanti di loro: la voglia di aiutare gli altri e di cambiare, in meglio, questo mondo. Le idee e le proposte dei giovani sono benvenute: sono convinto che potrebbero far riscoprire alla festa il suo senso più profondo, quello di festeggiare e stare bene insieme, senza dimenticare i poveri e gli ultimi.»

Alla presentazione di domenica 9 luglio ha affermato che, con il passare del tempo, la Parrocchia andrà sicuramente incontro a delle trasformazioni e che, come ha detto Papa Francesco «Dobbiamo superare la fase del “si è sempre fatto così”», cosa intendeva?

«Sì, citavo una celeberrima espressione del Papa in un suo importante documento: l’Evangelii Gaudium al numero 33. Un documento che è facilmente reperibile online e consiglio a tutti di leggere. Il Papa qui chiama la Chiesa, e quindi anche le parrocchie e tutti i cristiani, a cambiare mentalità, cambiare modi, tempi e linguaggi per essere tutti più “missionari”, cioè per fare innanzitutto la cosa più importante: condividere la gioia del Vangelo con tutti, raccontare con la nostra vita che l’Amore di Dio è grande, misericordioso ed è per tutti, testimoniare che Gesù è risorto e non ci abbandona mai. Questo è il compito primario della parrocchia: far fare questa esperienza e condividerla, perché, dice Papa Francesco, molti, anche nella nostra società dove il Vangelo è proclamato da diversi secoli, non hanno ancora incontrato Gesù nella loro vita né dei cristiani che glielo facessero incontrare. I cambiamenti nella società non spaventano noi cristiani ma ci ricordano che sempre dobbiamo trovare nuove strade per annunciare il Vangelo, ecco perché non va bene per Papa Francesco ripetere le cose che si sono sempre fatte senza interrogarci sulla loro valenza missionaria. Anche qui, a Pezze di Greco, i cristiani o sono missionari o non sono cristiani affatto. Quello che stiamo facendo in parrocchia in questi anni è cercare di far crescere questa inquietudine missionaria, cioè fare tutto quello che facciamo ordinariamente (la catechesi ai bambini e alle famiglie, la solidarietà verso i poveri e i bisognosi, la celebrazione delle liturgie e delle devozioni popolari etc.) con uno spirito e un’intenzione straordinaria: far incontrare le persone con la gioia del Vangelo, che è Gesù. Prego che la Madonna del Carmine ci protegga su questa strada sempre nuova e ci insegni tutti ad essere di più come lei: missionari dell’amore di Dio.»

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